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Adidas & Parley – Scarpe da plastica riciclata dagli oceani

Nel 2015 Adidas ha stretto un accordo con Parley for the Oceans, organizzazione che ha lo scopo di far crescere la consapevolezza della bellezza e della fragilità degli oceani e contrastare l’allarmante fenomeno dei rifiuti plastici nei mari di tutto il mondo.

La scarpa da corsa é stata realizzata dal designer britannico Alexander Taylor in collaborazione con Parley e Adidased é composta da due tipi di plastica riciclata, il polietilene tereftalato, impiegato comunemente per le bottiglie d’acqua, e il nylon delle reti da pesca. Dopo la presentazione del prototipo nel 2015 sono stati realizzati tre modelli, UltraBoost Parley, UltraBoost X Parley e UltraBoost Uncaged Parley.

Lo scorso anno Adidas ha venduto oltre un milione di queste calzature.

L’obiettivo di Adidas è quello di evitare l’uso di plastica vergine, raccogliere i rifiuti di plastica presenti nell’ambiente e realizzare calzature e prodotti in modo che siano sia sostenibili che performanti. “Ci impegniamo ad eliminare gradualmente l’uso della plastica vergine nei nostri prodotti – ha dichiarato un portavoce di Adidas – ma questa è solo una parte della nostra collaborazione con Parley. Adidas supporta Parley nelle sue attività di ricerca e sviluppo e educazione e comunicazione”.

Per ogni paio di scarpe vengono utilizzate circa undici bottiglie di plastica, materiale che viene usato per realizzare sia la tessitura esterna che la fodera e le stringhe. La plastica riciclata utilizzata è stata raccolta, fa sapere Adidas, nei pressi delle Maldive.

Altro arogmento interesante é il fatto che costino meno di molte altre e durino di più.

Volete acquistarne un paio?

Eccovi uno dei link:

Modello da uomo

Modello da donna

 

Mi raccomando scriveteci le vostre impressioni e se le avete acquistate!

A.

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4Oceans per gli oceani!

 

Forse non lo sapete ma esiste un’organizzazione creata anni fa da due amanti del surf, che oggi si occupa di ripulire i mari dalla spazzatura. Soprattutto dalla plastica e dai metalli.
Si chiama 4Ocean — https://4ocean.com — e la storia é molto intrigante!
Naturalmente non sono gli unici, ne parlerò in futuro, però mi preme far presente che grazie al loro store online possiamo aiutare comprando degli splendidi braccialetti in materiale riciclato!
Il design é molto bello, e il ricavato, a sua volta aiuterà a eliminare ulteriore spazzatura dagli oceani!

Ecco il link dello store online:
https://4ocean.com/collections/all-products

 

Hotel Riciclato!

Parlando di rifiuti, a chi viene in mente una scena tanto desolante come quella di una spiaggia invasa dalla spazzatura? Tutti quelli che seguono il mio blog non potranno che essere d’accordo con me.

D’altra parte, é consolante pensare che una realtà affermata come l’azienda della birra Corona si é messa in gioco con un programma di salvaguardia delle coste europee con un iniziativa che con l’argomento del riciclo c’entra in pieno.

Attraverso il sito http://www.coronasavethebeach.org gli utenti possono votare una spiaggia e quella più votata sarà ripulita interamente dalla società della Corona! L’obiettivo che si sono posti é di salvare una spiaggia ogni anno e di continuare a sensibilizzare la gente con ulteriori iniziative.

Durante l’ultima Giornata Mondiale dell’Ambiente é stato inaugurato inoltre é stato inaugurato il primo Hotel fatto di rifiuti, del mondo!

Potete trovare ulteriori informazioni internet, ma in particolare qui :

http://www.coronasavethebeach.org/il-save-the-beach-hotel-fa-il-giro-del-mondo/

Fonte [millionaire | coronasavethebeach.org]

 

Decreto legge per il riuso!

Come sempre le cose cambiano, ognuna con i suoi tempi, ognuna con le sue resistenze. Il progresso é anche questo. I problema dei rifiuti é uno dei 5 problemi più gravosi per l’umanitàe nonostante le reticenze e la necessità di imporre delle regole, qualcosa sta cambiando.

ll 25 dicembre scorso é stato approvanto un nuovo Decreto sui Rifiuti (Dlg n. 205 del 3 dicembre 2010, recante ‘Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive’) il quale comprende molte novità sulla gestione e il riutilizzo dei rifiuti.

Insomma, molto più che uno spiraglio; anche perché é annunciato l’arrivo di altri decreti che specificheranno meglio le misure e gli strumenti da adottare. Inutile dire che se venisse regolarizzato tale metodo di rinnovo, il mercato dell riutilizzo potrebbe passare da una realtà “culturale” e di “ideali” ad un’altra di vero e proprio status.

Questo é il link del documento consultabile e scaricabile direttamente dal sito del Ministero:

http://www.sistri.it/Documenti/Allegati/Decreto_Legislativo_205_del_3_dicembre_2010.pdf

Metto a disposizione un link di ilcambiamento.it, che già diverso tempo fa aveva dato la notizia.

http://www.ilcambiamento.it/riuso_riciclo/nuovo_decreto_rifiuti_riutilizzo.html

 

Fonti : [ilcambiamento.it | Associazione Culturale Mana Manà | Occhio del Riciclone]

 

 

 
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Pubblicato da su luglio 13, 2011 in Internet Links, Notizie

 

Gioielli in lattina!!

Qualcuno di voi aveva mai pensato che un gioiello potesse essere “servito” in una lattina?

Scommetto pochi…

L’originale idea é venuta ai creativi della Just Sugar, una azienda nata nel 2009 che vende accessori moda. Dopo diverse discussioni su quale avrebbe dovuto essere il materiale da usare, la scelta é ricaduta sulle lattine usate. La scelta del packaging e del reperimento della materia prima non sono stati facili, come mi ha raccontato via mail l’ufficio relazioni della Just Sugar; a quanto pare, prelevare questo tipo di materiale usato dai centri ecologici, semplicemente non é possibile.

Da qui, come si suol dire, il bisogno aguzza l’ingegno! Tutto ciò che arriva nei cassonetti non é possibile usarlo, ma prima si!

Secondo il loro racconto :

” …Se io vado al supermercato a comprare i pelati, pago anche la lattina….una volta utilizzati i pelati la lattina è mia, non è ancora un rifiuto e diventa tale quando la getto nel cassonetto.

Se quando la butto DIVENTA MATERIALE ESCLUSIVAMENTE GESTITO DA ALTRI finchè non lo faccio E’ MIA e quindi possa regalarla o venderla a chi voglio.
Detto questo ne abbiamo parlato con il CNA (consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi in acciaio) e ci hanno fatto i complimenti per l’idea.[….]
Le lattina che raccogliamo tramite associazioni (SCOUT-DONATORI…) vengono disinfettate, sterilizzate e verniciate all’acqua. La personalizzazione con la nostra etichetta di carta riciclata è l’ultima fase.…”
Come se non bastasse, anche i sacchetti delle confezioni sono in carta riciclata, percui cosa dire? Complimenti!
Andrea Noli
Fonte [Just Sugar collezioni – http://www.justsugar.it]
 
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Pubblicato da su maggio 24, 2011 in Internet Links, Metalli

 

Spazio Vintage

Quello di cui voglio parlarvi oggi é la realizzazione del sogno di alcune persone provenienti da realtà lavorative differenti  ma unite dalla passione per il design, l’arredamento e il riciclo.

Ispirato alla filosofia del recupero nasce allora a Corte Franca un’attività commerciale, Spazio Vintage, dove si possono trovare oggetti rimessi a nuovo, trasformati, restaurati e altro. Potrei esaurire l’argomento qui (rimettere in circolo oggetti ancora funzionanti é comunque nella filosofia di questo blog), ma la vera chicca é l’arredamento del negozio, per metà ideato e realizzato con materie destinate ad essere abbandonate.

Un esempio fantastico é il separè d’arte moderna che vediamo in foto, costruito sfruttando una lamiera da risulta usata per sagomare pezzi per altre lavorazioni. Successivamente rimodellata, colorata e messa in piedi con dei piedini costruiti apposta!

Insomma, come dice il titolare, con il quale ho avuto modo di scambiare delle opinioni, “….alle volte basta davvero poco!”

Prossimamente parlerò ancora di loro e vi mostrerò altre parti dell arredamento!

Ciao a tutti!

Fonte : [SpazioVintage]

 
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Pubblicato da su maggio 17, 2011 in Generale, Internet Links, Notizie

 

Boom dell’usato rigarantito. Per ora solo in USA

Riporto, anche se con un po’ di ritardo, un articolo di Rampini apparso a gennaio sul sito di Repubblica.it, molto molto molto interessante sotto molti aspetti. Parlo soprattutto del punto di vista della consapevolezza, che finalmente sta facendosi largo…

Elettrodomestici eterni è boom anche per l'usato

NEW YORK – Si diceva “usato sicuro” e fino a ieri riguardava soprattutto l’automobile. Ora è molto di più: in America siamo in pieno boom della “ri-manifattura”, tutte le grandi industrie si lanciano nel nuovo business, per dare una seconda vita ai loro prodotti.

Telefonini e computer, lavastoviglie e aspirapolvere, fotocopiatrici e televisori: ogni apparecchio vecchio ripassa in fabbrica, lì viene ringiovanito, poi torna sul mercato con tanto di garanzia, e a prezzi scontati. Perfino macchinari molto sofisticati: apparecchiature biomediche per la Tac, scavatrici per lavori edili, locomotrici ferroviarie. È un intero segmento nuovo dell’economia americana: 100 miliardi di dollari all’anno, tanto valgono i prodotti “ri-fabbricati” e messi sul mercato. Mezzo milione di lavoratori americani sono impiegati in questo settore. E non da piccole imprese artigianali. Tutti i colossi dell’industria Usa si sono lanciati in questa nuova vocazione: General Motors, General Electric, Xerox, Kodak, Caterpillar. Oggi l’associazione del settore esce allo scoperto con un’iniziativa di alto profilo, un summit con l’Amministrazione Obama. All’ordine del giorno: come sviluppare ancora di più un’attività che offre benefici evidenti all’ambiente, e alle tasche dei consumatori. Come superare diffidenze e ostacoli che impediscono una diffusione ancora più ampia del “riuso”. I problemi non sono tanto sul mercato americano, che è di gran lunga il più avanzato: per una volta

 

rovescia l’immagine del consumismo più vorace e distruttivo del pianeta. I big della “ri-manifattura” lamentano soprattutto gli ostacoli alla loro espansione nel resto del mondo. In molti paesi la legislazione locale traduce un’atavica diffidenza per l’usato: si teme sia scadente, inaffidabile, pericoloso. Il Giappone, con la sua alta tradizione di qualità del servizio al cliente, è uno dei mercati più chiusi verso l’usato. La Cina, già afflitta dalla diffusione della pirateria, quando compra “made in Usa” vuole prodotti nuovi fiammanti. Altri paesi emergenti come il Brasile vietano tassativamente il commercio di apparecchiature mediche usate perché sospettano un tentativo di rifilare ai loro ospedali macchinari di serie B, non all’altezza delle tecnologie più avanzate.

E’ su questi pregiudizi che interviene il summit di Washington, tra la coalizione dei 20 big del settore e il Consiglio sulla Competitività che riunisce gli esperti economici di Obama. Impegnando il nome di celebri multinazionali, si vuole sconfiggere il pregiudizio. L’usato, quando viene resuscitato ripassando nella stessa fabbrica che lo ha prodotto la prima volta, può essere altrettanto sicuro ed efficiente del nuovo. La General Electric ha conquistato una tale credibilità negli ospedali americani che l’anno scorso ha venduto 1.500 apparecchi usati per l’ecografia, in aumento del 10%. Per l’Amministrazione Obama la nuova tendenza va incoraggiata: aiuta le fasce di consumatori meno abbienti, perché mette sul mercato apparecchi che possono costare la metà del nuovo; inoltre abbatte i danni ambientali, sia il consumo di energia nella produzione industriale, sia l’accumulazione di “discariche elettroniche” altamente inquinanti. Fino a ieri un altro ostacolo alla diffusione della “ri-manifattura” era l’afflusso di prodotti a bassissimo costo dai paesi emergenti. Soprattutto per certe fasce di apparecchi già a buon mercato – dall’asciuga-capelli al tostapane – il costo del nuovo era sceso talmente in basso da togliere ogni incentivo economico all’usato.

Ora però qualcosa cambia. L’inflazione che colpisce tante materie prime, dal rame all’acciaio, crea un nuovo interesse economico a investire in sistemi che riducono il consumo dei materiali di base. Inoltre entrano in vigore leggi sempre più severe che impongono all’industria di farsi carico della raccolta e trattamento della “spazzatura informatica”: un modo per ridurne il costo è rilavorare i prodotti usati anziché condannarli alla discarica. Una sola azienda del Michigan, la ReCellular, l’anno scorso ha venduto cinque milioni di telefonini “rifatti”, un incremento del 25% rispetto alle vendite del 2009. Le batterie dei cellulari sono, tra i componenti elettronici, uno dei più nocivi se abbandonati nelle discariche. L’ultimo ostacolo da abbattere, spiegano i big del riuso, sta tutto dentro la testa dei consumatori. Bisogna convincerli a non pretendere di cambiare telefonino ogni due anni, a non ostinarsi a sfoggiare con gli amici l’ultimissimo modello. Questione di status, di mode, e di valori. In fondo, quanti di noi sanno l’età di un aereo al momento in cui s’imbarcano per il volo? Grazie al restyling della cabina, spesso ignoriamo di viaggiare su dei jet che hanno parecchi decenni di servizio sulle spalle, e ci portano a destinazione lo stesso.

Fonte : [www.repubblica.it sezione ambiente del 25 gennaio 2011]

http://www.repubblica.it/ambiente/2011/01/25/news/elettrodomestici_riuso-11618099/